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Aree Scientifiche

Ambiente

La sezione Ambiente dell’Area Sostenibilità e Valorizzazione offre supporto alle aziende del comparto agro-alimentare riguardo alla caratterizzazione e alla gestione dei reflui derivati dalle attività industriali, alla corretta applicazione delle relative normative, alla caratterizzazione di liquami, fanghi e sottoprodotti di lavorazione e supporta il controllo e la gestione di impianti di depurazione e trattamento.

TEAM

Responsabile: Davide Imperiale

Assirati Gloria

Acque di scarico, acque potabili, acque industriali, fanghi, terreni. Assicurazione Qualità e Accreditamento.
0521 795247
gloria.assirati@ssica.it

Bozzardi Andrea

Acque di scarico, acque potabili, fanghi, terreni. Campionamento acque piezometriche, acque di pozzo, acque potabili e acque di scarico.
0521 795253
andrea.bozzardi@ssica.it

Brindani Demetrio

Servizio di analisi.
Supporto all’attività istituzionale.
0521 795253
demetrio.brindani@ssica.it

Cardoso Catelani Claudia

Tecnologie innovative ecocompatibili, ozono, attività di analisi e supporto all’attività istituzionale.
0521 795247
claudia.cardoso@ssica.it

Costabile Pietro

Acque di scarico, acque potabili, acque industriali. Valutazione e ottimizzazione impianti di depurazione. Sistemi di gestione ambientale.
081 5133722
pietro.costabile@ssica.it

Aree di attività

Le attività elencate di seguito sono sviluppate per progetti di ricerca interni, pubblici e privati.

Attività di ricerca

Servizi di analisi

Attività di consulenza

Attività di ricerca

Progettazione e sviluppo di tecnologie di depurazione e di recupero di acque reflue provenienti dal comparto agro-alimentare

Sviluppo e applicazione di trattamenti depurativi con impianti pilota e di tecniche depurative innovative abbinate a un possibile recupero dei prodotti di scarto

Sviluppo e implementazione di strategie di valorizzazione di scarti e/o sottoprodotti derivanti da produzioni industriali agro-alimentari, a fini energetici o per l’ottenimento di prodotti commerciali ad alto valore aggiunto

Ricerca, sviluppo, progettazione e realizzazione di tecniche di trattamento e valorizzazione di biomasse attraverso metodologie convenzionali (compostaggio, fermentazione) o innovative (bioraffinerie, pirolisi, pirogassificazione, gassificazione, reforming catalitico)

Studio dell’applicazione di organismi vegetali al monitoraggio, alla fitorimediazione e fitobonifica di reflui o suoli contaminati

Ricerca e sviluppo di tecnologie innovative di sanificazione di prodotti alimentari, ambienti e superfici attraverso l’uso di ozono in forma gassosa o in liquido

Servizi di analisi

La qualità e l’efficacia del servizio offerto sono garantite dall’applicazione di metodi analitici nazionali o internazionali e accreditati ACCREDIA, alla costante procedura di aggiornamento nel rispetto delle normative di riferimento.

Caratterizzazione chimico-fisica dei corpi idrici e delle acque superficiali e classificazione funzionale

Campionamenti, analisi e caratterizzazione di acque destinate al consumo umano

Campionamenti, analisi e caratterizzazione di acque reflue

Campionamenti, analisi e caratterizzazione di suoli e terreni agricoli

Analisi e caratterizzazione di fanghi destinati allo spandimento in agricoltura secondo la normativa vigente

Caratterizzazione degli scarichi e individuazione delle migliori tecniche depurative e di recupero

Attività di consulenza

Verifica dell’idoneità tecnologica degli impianti di trattamento acque reflue

Controllo e valutazione di apparecchiature e impianti per il trattamento di acque potabili e destinate al consumo umano

Controllo e ottimizzazione degli impianti di depurazione esistenti

Test di digestione anaerobica e valutazione del potenziale metanigeno di biomasse di scarto dell’industria agroalimentare

Trattamenti di ozonizzazione gassosa o in liquido tramite impianti pilota

Controllo, validazione e valutazione dei rendimenti di impianti di produzione di ozono sia in forma gassosa sia in liquido

FAQ

Come funziona un impianto di depurazione?

Le acque reflue vengono raccolte e convogliate mediante collettori all’impianto di depurazione. I primi trattamenti a cui vengono sottoposti i reflui sono trattamenti fisici, fase di grigliatura, necessaria per la rimozione del materiale grossolano (pezzi di plastica, legno, sassi, carta ecc.) che potrebbe intasare tubazioni e pompe. Il grigliato viene poi lavato, pressato e portato in discarica. Nella fase successiva di dissabbiatura e disoleatura avviene la separazione delle sabbie per sedimentazione naturale, e la separazione e la risalita degli oli e grassi in superficie viene favorita mediante insufflazione di aria che, assicurando una limitata turbolenza impedisce anche la sedimentazione delle sostanze organiche.

Nella vasca di sedimentazione primaria avviene la separazione per gravità dei solidi sedimentabili. I fanghi che si accumulano sul fondo della vasca vengono sospinti e raccolti con vari sistemi e inviati ai trattamenti successivi. A questo punto terminano i trattamenti meccanici i quali hanno asportato circa 1/3 del carico organico.

L’eliminazione delle sostanze disciolte e i solidi sospesi avviene nella vasca di ossidazione a fanghi attivi, in cui avviene un processo che si basa sull’azione metabolica di microrganismi (batteri) che utilizzano le sostanze organiche e l’ossigeno disciolti nel liquame per le loro attività metaboliche. In tal modo si formano fiocchi costituiti da colonie di batteri facilmente eliminabili nella successiva fase di sedimentazione. Questi processi metabolici sono favoriti dalla presenza di ossigeno, che viene fornito mediante insufflazione di aria dal fondo.

Nella vasca di sedimentazione finale avviene la separazione dei fiocchi di fango dalla miscela aerata. Una parte del fango attivo viene fatta ricircolare nella vasca di aerazione e la parte in esubero viene inviata al trattamento successivo. L’acqua in uscita dalla sedimentazione finale può definirsi a questo punto pulita e può pertanto essere restituita, dopo le dovute analisi e i controlli, al corso d’acqua superficiale.

Oltre ai processi meccanici e biologici, eventualmente, possono essere necessari anche altri trattamenti che hanno lo scopo di limitare le sostanze nutritive come azoto e fosforo nello scarico finale. La rimozione dell’azoto avviene con processi biologici tramite determinate specie batteriche nelle vasche di ossidazione, mentre per l’eliminazione del fosforo si utilizza un processo chimico, che consiste nell’aggiunta di un prodotto flocculante (p.e. sali di ferro) durante il processo depurativo.

I fanghi risultanti dalla sedimentazione primaria e secondaria vengono pompati in un preispessitore, dove viene aumentata la concentrazione dei solidi e di conseguenza ridotto il volume del fango. Dal preispessitore il fango viene inviato nel digestore, dove rimane per circa 20 giorni in ambiente anossico a una temperatura di 35°C. Batteri specializzati riducono la sostanza organica e la trasformano in parte in sostanze inorganiche producendo come risultato del loro metabolismo un gas ad alto contenuto di metano (biogas). Il gas può essere accumulato nel gasometro e utilizzato come fonte energetica per la produzione di energia elettrica e di riscaldamento. Il fango, digerito e quasi privo di odori, viene pompato nel postispessitore per ridurre ulteriormente l’umidità.

Con una disidratazione meccanica mediante centrifugazione o altre tecniche si può ridurre notevolmente il volume del fango. Il fango disidratato presenta una consistenza semisolida che ne consente un agevole utilizzo in agricoltura, compostaggio o smaltimento in discarica.

Qual è la normativa di riferimento per il trattamento delle acque reflue?

In Italia, la normativa di riferimento è il D.Lgs 152 dell’11 Maggio 1999 che va a recepire la direttiva comunitaria 91/271/CEE riguardante il trattamento delle acque reflue urbane.

Oltre a disciplinare gli scarichi fissando i valori limite di concentrazione per le varie sostanze in essi contenute, il D.Lgs 152/99, riporta anche la qualità del corpo idrico destinato a recepirli, prevedendo lo sviluppo delle attività di monitoraggio ed eventualmente di quantificazione del danno ambientale esercitato dall’uomo.

Va poi ricordato il D.M. 198 entrato in vigore il 18 settembre 2002, “Modalità di attuazione sullo stato di qualità delle acque, ai sensi dell’art. 3, comma 7, del D.Lgs. 11 maggio 1999, n. 152″. Esso prevede in particolare la trasmissione ad APAT dalle Regioni e Province Autonome dei dati conoscitivi, di tutte le informazioni e delle relazioni riguardanti la qualità delle acque.

Il 03 aprile 2006 è entrato in vigore il D. Lgs 152/06 «Testo Unico Ambientale» che, riprendendo quanto già introdotto con il precedente D. Lgs 152/99, modifica il panorama normativo in materia di inquinamento idrico, in particolare per quanto riguarda le definizioni di:

Scarico di acque reflue: (art. 74 lettera ff, D. Lgs 152/06): “Qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti all’art. 114”.

Acque reflue urbane: (art. 74 lettera i, D. Lgs 152/06): “acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali, ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato”.

Acque reflue domestiche: (art. 74, lettera g, D. Lgs 152/06): “acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche”.

Acque reflue industriali: (art. 74, lettera h, D. Lgs 152/06): “qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque reflue meteoriche di dilavamento”.

Cosa si intende per fitorimediazione?

La fitorimediazione è una tecnologia naturale di bonifica dei suoli o delle acque, che sfrutta la capacità naturale degli organismi vegetali di estrarre composti inorganici (metalli pesanti) e/o indurre la degradazione di composti organici in terreni contaminati o in acque reflue contaminate.

I processi che portano alla bonifica del suolo per mezzo delle piante sono diversi e sono classificati come segue.

A seconda delle modalità di rimozione degli inquinanti si distinguono varie tecnologie possibili:

Fitoestrazione: nel caso in cui i contaminanti (soprattutto inorganici) vengano estratti dall’apparato radicale e accumulati in grandi quantità nel tessuto vegetale; il successivo sfalcio della porzione vegetale epigea consente la rimozione del contaminante.

Fitodegradazione: nel caso in cui i contaminanti (soprattutto organici) vengano degradazione all’interno del tessuto vegetale grazie alle normali attività metaboliche dell’organismo vegetale. In questo caso un ruolo fondamentale è attuato dall’azione degli enzimi vegetali.

Fitostimolazione: nel caso in cui gli essudati radicali svolgano un ruolo stimolante nei confronti dei microrganismi della rizosfera che attuano processi di biodegradazione degli inquinanti, per esempio PCBs e PAHs.

Fitostabilizzazione: nel caso in cui i contaminanti vengano immobilizzati all’interno della rizosfera e ne venga quindi impedita la lisciviazione.

Fitovolatilizzazione: nel caso in cui i contaminanti (composti organici) vengano estratti dall’apparato radicale, eventualmente trasformati e rilasciati in atmosfera come composti volatili; è il caso dei composti a base di Se, As, Hg, Trichlorethylene, Methyl tert-butyl etere.

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