Menu Content/Inhalt
Concept 2 Rowing machine review http://concept2rower.us
Home arrow News arrow Area Ambiente - Gabriele Fortini
Area Ambiente - Gabriele Fortini PDF Stampa

ambientenews.jpgAnalisi, ricerca e impianti per trasformare i rifiuti da problema a risorsa
Intervista al Responsabile SSICA Gabriele Fortini

Al Responsabile dell’Area Ambiente e del servizio Igiene, Sicurezza, Tutela Ambientale abbiamo chiesto di illustrare le attività dell’Area, i servizi che può offrire alle aziende e le numerose e interessanti prospettive di sviluppo.

Quando è nata l’Area Ambiente e perché?
L’Area Ambiente in origine si chiamava “Reparto effluenti industriali”. In quel periodo era stata pubblicata la Legge Merli, Legge n. 319, che indicava le norme per la tutela delle acque dall’inquinamento; disciplinava quindi gli scarichi di qualsiasi tipo, pubblici e privati, diretti e indiretti, in tutte le acque superficiali e sotterranee, sia pubbliche sia private, nonché in fognature, sul suolo e nel sottosuolo. All’epoca i laboratori in grado di effettuare le analisi e le consulenze necessarie alle aziende per potersi adeguare alla nuova legge erano pochi; a seguito delle richieste delle aziende contribuenti, si è cominciato ad approfondire queste tematiche creando un settore specifico, ampliando così il raggio d’attività del Reparto: dalle analisi, indispensabili per stabilire il grado di inquinamento prodotto, si è passati a esperienze con impianti pilota che permettessero non solo di individuare, ma anche di risolvere i problemi.

Come si sono sviluppate nel tempo le attività dell’Area e di cosa si occupa oggi?
Da una fase analitica si è passati a una fase di consulenza e progettuale, lavorando sulle tecniche di depurazione e acquisendo così competenze sulle problematiche del settore agroalimentare. Nel campo della depurazione biologica si è affrontato poi il problema dei fanghi di supero i quali presentavano alcune difficoltà di smaltimento, poi risolte con la possibilità di spandimento in agricoltura sui terreni agricoli, previa analisi per conformità alla legge vigente. Si è cominciato quindi non solo a migliorare la tecnica e i protocolli d’analisi dei fanghi stessi, ma anche a monitorare i terreni agricoli, in particolare per quanto riguarda la presenza e le concentrazioni di metalli pesanti. Oggi, dunque, l’Area si occupa del controllo di matrici come acque di scarico, di processo e potabili, fanghi di supero, terreni e rifiuti o scarti di lavorazione. Ultimamente è in via di sviluppo una sezione di analisi del rischio chimico sui luoghi di lavoro, che contiamo di attivare entro l’anno prossimo: un’esperienza nata inizialmente per tutelare la salute dei ricercatori della SSICA che abbiamo deciso di sviluppare e di mettere a disposizione delle aziende contribuenti e non contribuenti.

Le analisi svolte sono accreditate?
Certo. Quando abbiamo iniziato la nostra attività esistevano poche metodologie ufficiali; oggi, invece, ne sono state elaborate numerose riconosciute a livello nazionale e internazionale e queste sono applicate quotidianamente nel nostro laboratorio. L’Area Ambiente è stata tra i primi laboratori a ottenere l’accreditamento SINAL. Il laboratorio è autorizzato a effettuare analisi nell’ambito delle procedure di autocontrollo delle imprese alimentari ed è inserito nell'elenco regionale con il N. 008/PR/013. Questa certificazione offre la garanzia che le analisi siano ritenute valide e accettate da tutti, poiché permette di operare con metodi analitici riconosciuti e di sapere in ogni momento il percorso che fa il campione, dal ricevimento presso il laboratorio ai risultati finali.

Oltre alle analisi vi dedicate anche ad attività di ricerca. Su quali progetti state lavorando?
Le ricerche nascono sempre per cercare di risolvere problemi specifici e concreti che ci vengono posti dalle aziende. Per questo si attuano progetti applicativi mediante impianti pilota, che permettono di capire in modo approfondito quale sia il problema reale e quindi trovare le soluzioni più adeguate. Svolgiamo, ad esempio, prove di concentrazione di liquidi tramite evaporatori sotto vuoto, trattamenti con impianti di ultrafiltrazione a osmosi inversa, prove di centrifugazione e di trattamento con ozono. L’Area si occupa, insomma, di tutti i trattamenti che possono essere utilizzati per risolvere i problemi di inquinamento. Ultimamente ci stiamo occupando di sistemi per il recupero dei prodotti di scarto per le industrie del settore alimentare che portano a un risparmio energetico e a un possibile impiego per la produzione di energia. Fino a poco tempo fa, infatti, si pensava solo alla depurazione per gli scarichi delle acque e allo smaltimento per gli scarti di lavorazione, ora, invece, si tenta non solo di studiare sistemi per produrre meno scarti, ma anche per riutilizzare quelli prodotti trasformandoli da problema a risorsa. È una nuova frontiera che apre prospettive molto interessanti per le aziende agroalimentari.

Può fare alcuni esempi di progetti per il recupero e il riutilizzo degli scarti industriali?
Due anni fa l’Area ha svolto uno studio in laboratorio con impianto pilota per un’azienda che ha successivamente realizzato il più grande impianto di biogas esistente oggi in Italia che tratta sia rifiuti provenienti da industrie agroalimentari sia rifiuti urbani. Questo impianto è in grado di ricavare profitti notevoli trasformando gli scarti in energia e in humus. Gli impianti che producono biogas lavorano su grandi volumi ed elevate concentrazioni di sostanza organica, quindi non possono essere realizzati all’interno di piccole e medie aziende. È sempre possibile, però, realizzare degli impianti consortili, a cui più aziende possono aderire facendo confluire i propri scarti. Ci siamo occupati anche del recupero delle salamoie esauste che, grazie a trattamenti specifici, possono essere riutilizzare quasi all’80%, con un notevole risparmio energetico ed economico.

Quali sono le tipologie di aziende che si rivolgono a voi?
Oltre alle aziende contribuenti, a cui dedichiamo il nostro maggiore impegno, l’Area collabora anche con ditte esterne e con enti pubblici e privati. Si rivolgono a noi aziende che producono impianti per l’industria agroalimentare e la depurazione; abbiamo anche collaborato con una grande azienda di elettrodomestici per monitorare nel tempo il rendimento di piccoli depuratori posti all’interno dei frigoriferi. Abbiamo in passato collaborato con la Regione Emilia Romagna per stabilire il tipo di inquinamento prodotto dalle diverse tipologie di industria alimentare presenti sul territorio; lavoriamo con Federalimentare e con le Associazioni di Categoria all’elaborazione dei BREF (Bat Reference Report) per i settori “alimenti e bevande” e “macelli”, partecipando a due tavoli di lavoro a livello europeo e ai Gruppi di Lavoro del Ministero dell’Ambiente per la predisposizione delle linee guida nazionali dedicate ai medesimi ambiti. L’Area Ambiente inoltre sta collaborando con il Distretto del Prosciutto per la caratterizzazione degli scarichi derivanti da questo tipo di lavorazione: un progetto molto importante che, oltre a definire e studiare il tipo di inquinamento prodotto, si occuperà di proporre soluzioni per risolvere i problemi inerenti al rispetto dei limiti di legge.

Come possono fare le aziende a contattarvi?
Come per tutti gli altri reparti e aree della SSICA, il primo contatto può avvenire semplicemente per e-mail, telefono, fax; in seguito, a seconda delle esigenze, noi risponderemo tramite una semplice consulenza, un intervento mirato, o, se necessario, attivando un vero e proprio progetto di ricerca studiato ad hoc per ogni singola azienda.
 
< Prec.   Pross. >